
FIRENZE. Vade retro «Famiglia Cristiana», esclama padre Andrea Conti, 43 anni, francescano, parroco della parrocchia di S. Agostino a Livorno: «Ho già disdetto l'abbonamento al settimanale cattolico. Accusare il governo di fascismo non sta né in cielo né in terra». Padre Andrea non è l'unica voce critica nei confronti del settimanale dei Paolini. Anche se la maggioranza dei preti difende «Famiglia Cristiana», specie dopo le ultime critiche al governo Berlusconi.
Hanno fatto scalpore le critiche del settimanale al governo Berlusconi. A tal punto che persino due consiglieri regionali di Alleanza federalista Virgilio Luvisotti e Jacopo Ferri sono scesi in campo per chiedere ai vescovi toscani di non vendere più nelle parrocchie il settimanale di don Sciortino, come richiesto anche dal vescovo di Como Alessandro Maggiolini. Richieste peraltro che non furono avanzate quando sempre Famiglia Cristiana bacchettò il Pd e Veltroni per il «pasticcio» dell'intesa con i radicali.
Due pesi e due misure? «Questa volta l'eco delle critiche del settimanale sono state più vaste», risponde don Romano Faldi, parroco di S. Maria a Colonica di Prato. Don Romano è critico con don Sciortino, il direttore «cravattaro», come lo chiama, per il fatto che porta sempre la cravatta: «E' stato molto irriguardoso nei confronti del presidente del Consiglio», aggiunge. Lui, don Romano, i conti con il settimanale dei Paolini li ha fatti da tempo: «Sono almeno 7 anni che ho smesso di venderlo in parrocchia. Lo trovo un giornale informativo, e non formativo».
Anche don Felice Munaro, parroco livornese, tira le orecchie al direttore di «Famiglia Cristiana»: «Non dovevano interessarsi di temi strettamente politici. Se imitano l'Espresso perché dovremmo venderlo in chiesa?».
Sul fronte opposto le posizioni sono articolate. C'è chi il settimanale lo vende e continuerà a farlo, in barba ai detrattori di centrodestra. E chi difende gli editoriali incandescenti di Famiglia Cristiana, anche se da tempo non la vendono più in parrocchia. Dice ad esempio don Andrea Bertolacci, parroco di San Paolino, a Viareggio: «In chiesa non voglio che si venda nulla. I giornali si vendono in edicola o in libreria, non in chiesa. Detto questo, ritengo sacrosanto il diritto di critica: vedo istituzioni che soffiano su un sentimento di paura diffuso. E' giusto di conseguenza opporsi. Non condivido in alcun modo la presa di posizione del Vaticano di distinguo nei confronti del settimanale».
C'è quindi una questione di principio da difendere: il diritto di critica. Poco importa se ieri colpiva Veltroni e oggi Berlusconi: «Famiglia Cristiana esprime spazi di libertà e le va riconosciuto il diritto ad una valutazione libera della situazione sociale e culturale», sottolinea don Lorenzo Lenzi, responsabile del centro famiglia della diocesi di Prato.
Ma c'è, nelle prese di posizione del settimanale di don Sciortino, anche un merito - sottolineano alcuni preti - che va difeso e condiviso. «Più che sul fascismo porrei la questione attorno al razzismo; è evidente che stiamo scivolando verso una nuova mentalità razzista di intolleranza nei confronti dello straniero in quanto tale. A simili leggi e provvedimenti adottati dal governo è giusto opporsi. Ce ne fossero di prese di posizione come quella di Famiglia Cristiana, magari anche da parte delle gerarchie ecclesiastiche...», osserva don Paolo Tofani, parroco ad Agliana.
Dello stesso avviso anche don Piergiorgio Paolini, parroco di Ss. Signora di Fatima, a Livorno: ««Condivido in pieno l'editoriale di don Sciortino: è evidente che in Italia ci sono forme di razzismo e anche di fascismo, inteso come omologazione della popolazione attraverso la tv». (fonte: iltirreno.repubblica)
