
E' un Maradona a tutto tondo quello del docu-film "Maradona by Kusturica". Il documentario, in cui il regista Emir Kusturica segue le vicende di Diego per due anni (da giugno 2005 al giugno 2007), ha l'intento di scoprire com'è realmente Maradona, tra l'Argentina, Napoli, Belgrado. Ma l'obiettivo, a detta dello stesso regista, è fallito: "Sono ancora allo stesso punto di due anni fa" dirà alla fine. Il film documentario segue le confessioni di Maradona, e la figura che ne emerge è di grande dignità, data dal difficile ambiente familiare in cui è cresciuto, la misera Villa Fiorito nei sobborghi di Buenos Aires. La voglia di rivalsa è uno dei fili conduttori della sua vita, dalla scelta del Boca fino al Napoli. Maradona ne ha per tutti, dall'avvocato Agnelli, agli inglesi, contro i quali "segnare il gol di mano è come rubare un portafoglio", e soprattutto ai politici, (non manca Bush) accusati da Maradona di arricchirsi sulle spalle del popolo. Unica eccezione Castro, che Maradona ammira perchè - dice lui - lotta per la gente.
Oltre al Maradona-pensiero, emerge nettamente la sensazione di divinità di Diego, fin'anche esagerata.
"Pochi hanno la possibilità di vedere Dio in carne e ossa, e sono felice", dice un fan appena prima di incontrarlo.
Simpatica la trovata della "chiesa maradoniana", luogo di culto pagano nel quale i fan giurano sul campione, con tanto di sposalizi. Non manca un simpatico sketch sui gol, soprattutto il famoso gol del secolo contro l'Inghilterra.
Ma come fin da subito richiama Kusturica, i problemi di Diego iniziano dopo il campo. Maradona aveva previsto tutto della sua carriera, ma non la cocaina, errore di cui continua a pentirsi, soprattutto perchè così non ha assistito alla crescita delle figlie.
Il profilo di Diego che esce dalla pellicola di Kusturica è quello di un Diego molto umano, che grazie al calcio diventa paladino contro i grandi poteri, senza paura di affrontarli.
Luca Caraffa in laprovinciadivarese
