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lunedì, 20 febbraio 2006

Psicoterapia di un prete

"TOTEM E IL BRICCONE". Psicoterapia di un prete sposato per guarire con i sogni.  Il sognatore cioè il protagonista del libro è un prete cattolico, che si sottopone alla terapia del sogno e che al termine del suo percorso di guarigione svestirà l'abito per sposarsi. E tu di che Totem sei?

 

Il libro TOTEM E IL BRICCONE  (VAJ CARLO, Totem e il Briccone. Dipingere il sogno. Una sorprendente tecnica di guarigione, Ecig, Genova, 2005, pag. 181, euro 14; clicca qui per visitare la pagina web del libro) che sarà presentato il 27 aprile alle ore 15,30 a Roma in via Sicilia 166/b, permette molte chiavi di lettura. Sotto il profilo teorico è un testo di psicologia del sogno, inteso non soltanto come mezzo diagnostico, atto a farci comprendere meglio la nostra vera personalità, ma anche come strumento terapeutico: in altre parole, i nostri sogni sono il nostro miglior medico.

Tuttavia, l'argomento sogno è così vasto e complesso da esigere una qualche specificazione: per districarsi nell'interpretazione, la lettura dei sogni avverrà attraverso le categorie psicologiche di Totem e di Briccone; la prima è a tutti nota, per essere stata bene illustrata da Freud nell'opera Totem e tabù, quella del Briccone è stata spiegata da C.G. Jung. Così, tutti i nostri sogni si possono classificare come temibili, spaventosi, totemici, appunto, oppure giocosi, allegroni, bricconeschi! Queste sono le due visioni con cui possiamo leggere i nostri sogni. E questa è anche la trama del libro, che si articola in una quarantina di sogni e nella loro interpretazione da parte dello psicoterapeuta durante la seduta.

Sorge ora la domanda: chi è il sognatore cioè il protagonista del libro? La risposta ha tutto il sapore di un vero colpo di teatro, perché si tratta di un prete cattolico, che si sottopone alla terapia del sogno e che al termine del suo percorso di guarigione svestirà l'abito per sposarsi. La storia dell'ecclesiastico che getta l'abito alle ortiche è spesso vista come un fenomeno di costume, quando non è descritta e vissuta come un episodio di scandalo morboso. Questa volta, invece, è privilegiato il risvolto psicologico. Non è frequente, davvero, che un prete si metta in discussione davanti allo psicoanalista e ancor meno che dia in pasto al pubblico il suo interiore travaglio. In questo libro, invece, la sincerità del protagonista è spietata e non viene meno neppure di fronte al quasi inaccessibile tempio dell'inconscio. Eppure, ciò talvolta è scambiato per oscenità.

 La peculiarità del paziente non dovrebbe, però, distrarre il lettore.  La sostanza del libro rimane prettamente psicologica e didattica. Il lettore, sotto questo aspetto, può vedere rispecchiata nella storia descritta, quella della propria quotidiana svestizione. Dice, infatti, l'autore: Già fin dalle prime battute appare che la storia personale del sognatore s'intreccia con quella del Sogno, e ne diventa la rappresentazioine concreta. La svestizione, infatti, non è soltanto quella che compie il mio paziente gettando la tonaca alle ortiche (cosa che, peraltro, egli aveva già fatto da qualche tempo, vestendo anonimi jeans ) ma anche quel gesto ricco di simbolismo che compie ognuno di noi la sera prima di immergersi nel sonno e affidarsi al sogno. 'L'amico della notte' non è un optional per la vita diurna ma un terapeuta insostituibile, per guarire dal male di vivere. Che cosa è il nostro piccolo ego, padrone della vita desta, se non mayaa cioè apparenza, un abito difficile da svestire, fonte di condizionamenti inveterati e causa di ogni male? Se l'io si dissolvesse, paziente, terapeuta e lo stesso lettore potrebbero coesistere in una sola persona. La svestizione diventerebbe un imperativo ecologico per la mente di ognuno, perché... domani è un altro giorno.

Ci associamo alla visione dell'autore e ci accostiamo a questo libro come ad un vero manuale per apprendere l'arte del ben sognare.

 Il libro di Carlo Vaj, presentato lo scorso anno alla Fiera internazionale del libro di Torino, il cui tema era appunto Il Sogno, ed ha riscosso un pregevole successo.  

"Chi ha subito il fascino dell'avvincente e provocatorio Codice daVinci di Dan Brown non resterà deluso dalla lettura del libro di Carlo Vaj. La prima impressione è che ci si trova anche qui davanti ad un divertente esercizio di deciframento: l'autore sogna Jean Paul Belmondo in una chiesa vestito da prete. Cosa significa? Basta tradurre in italiano e ritroviamo Giovanni Paolo, grande viaggiatore per il mondo (il bel mondo ?) per di più (ex-?) attore. Ma il Codice da Vinci è richiamato anche dal tema della repressione del femminino operata dalla chiesa: anche in Vaj ritroviamo simboli e archetipi che rimandano alla psicologia del profondo di Jung. Per Vaj l'uomo è un'unità che ha un lato notturno (il sogno) e uno diurno (la ragione), pertanto il sogno dice anche qualcosa all'uomo sveglio. Questo messaggio per l'uomo sveglio è un messaggio terapeutico, un messaggio che il terapeuta suscita, esprimendo a parole quello che nella nostra cultura è tabù, ispirandosi alla terapia provocativa di Frank Farrelly.

  La voce del narratore nel libro è quella del terapeuta che interpreta una quarantina di sogni del suo paziente, riportando anche i dialoghi tra lui e il paziente e aggiungendo le proprie riflessioni. I sogni sono raggruppati sotto quattro argomenti: il sesso, il briccone, la purificazione, la libertà. L'accostamento di un tema freudiano, come il sesso, e no junghiano, come il briccone, mostra che l'autore non bloccato dalla rigidità di una scuola psicologica, ma si basa sulla propria lunga esperienza di terapeuta. Per fortuna, alcune digressioni consentono anche ai non esperti di orientarsi nei presupposti teorici. Per sempio, il tema del briccone, caro all'autore, viene ampiamente illustrato in un paragrafo specifico: è l'aspetto burlesco, il birichino presente anche nell'uomo contemporaneo che se ne ride di Totem, è il pazzo che dichiara pazza la Somma Autorità.

 Ritornando al confronto con il Codice da Vinci, dobbiamo riconoscere all'Autore anche una notevole creatività letteraria. Egli si presenta come il terapeuta, ma in realtà egli è anche il paziente, i sogni che analizza sono ipropri. Questo sdoppiamento è possibile per il lungo esercizio di riflessione che ha esercitato per trent'anni sui propri sogni, seguendo quanto fece Jung nel periodo di autoanalisi durante il soggiorno sul lago di Zurigo, quando disegnava anche i propri sogni. Questo sdoppiamento suggerisce anche le modalità con cui porsi le domande sul significato dei sogni e quindi soggerisce ad ogni lettore un percorso per leggere i propri sogni. Inoltre Vaj dà sfogo alla sua vena affabulatrice nella parte conclusiva del volume, intitolata La dispensa, dove l'esperienza di uscita dalla chiesa anche tramite un processo canonico è descritta in una forma narrativa che mette in bocca ai personaggi considerazioni generali sulla chiesa.

 Questa autobiografia cammuffata costituisce anche un contributo alla psicologia, in quanto presenta un argomento poco studiato: i sogni dei preti. Già Roger Bastide invitava a trattare il sogno dal punto di vista sociologico, infatti i sogni dei preti sono probabilmente diversi da quelli degli altri gruppi sociali" (Claudio Balzeretti).

 
"Totem... chi è costui? Come il Carneade di don Abbondio, Totem è il grande sconosciuto". Non ha difficoltà a parlare del feticcio Carlo Vaj, e ne parla non da barone cattedratico ma con il linguaggio feriale, accessibile ad ognuno, aggiungendo: "Nessuno non lo ha mai visto in faccia Totem, anche se, al sentire il suo nome, il nostro inconscio rigurgita una mole d’emozioni e significati che evocano qualcosa di misterioso e nascosto, d'intoccabile, di taboo… perché Totem evoca il terribile, il numinoso, il sacro, ciò che è proibito. Non vi è Totem, infatti, senza taboo, senza la gran minaccia: Se tu mangerai il frutto dell’albero, morrai!

 

   Ha ragione Vaj nell'affermare il carattere impenetrabile di Totem, ma il nostro desiderio di conoscere è smisurato e vorremmo comprendere qualcosa di più sui segni d'identità di questa figura psicologica: "Totem è il gran ladro, quello che ruba una parte più o meno ampia di noi stessi, un ladro di personalità. Talvolta c’identifichiamo con qualcuno o qualcosa che ammiriamo o temiamo, al punto che quella personalità entra in noi, spodestando il nostro carattere originario. Sotto tale aspetto di predatore, i nomi di Totem possono essere diversi: il padre-padrone o il compagno di banco, un'ideologia o il presidente del Consiglio, il Papa, il Grande fratello, la televisione... Sono tutte figure totemiche, sono tutti ladri d'uomini".

   A questo punto del discorso, una domanda è d'obbligo: "Come possiamo conoscere il nostro (o i nostri) Totem? La risposta è lapidaria: "Il sogno e il soltanto il sogno è la pista ben riconoscibile lasciata dagli abitatori totemici interni, il marcatore infallibile per risalire agli inquilini abusivi del nostro cervello. Un sogno ricorrente, non necessariamente angosciante (talvolta personaggi che esecriamo nella vita da svegli sono oggetto d'ammirazione nelle immagini della notte) può rivelarci che non siamo soli nel nostro cerebro.

   Dulcis in fundo, la domanda più rilevante: "Come spodestare Totem e rientrare in possesso dei nostri domini mentali? Anche questa volta la risposta di Vaj è più che concisa: "Semplice. Abbiamo accanto a noi, intendo dire tra le nostre risorse psichiche, la figura archetipica del Briccone (tratteremo del Briccone nei prossimi articoli). Come Ghilgsamesh nell'omonima saga sumerica ha sconfitto il totemico mostro Husaba grazie all'aiuto dell'amico Enkiddu, l'uomo selvaggio e briccone matricolato, così noi avremo la meglio sulle paure ancestrali che reprimono la nostra vera personalità".

postato da: giuser alle ore febbraio 20, 2006 05:42 | link | commenti
categorie: libri, news

Il problema dell'emancipazione cristiana dei ministeri

Antonio De Angelis, un sacerdote sposato di Poggio di Sanremo (Imola), ha denunciato, con una lettera all'Espresso del 2 Febbraio 2006, il reclutamento di minori nella Chiesa, sopratutto nelle parti più povere del mondo, per cercare di superare la crisi delle vocazioni.

Un problema da denunciare "perché è proprio nei seminari e in età precoce che viene instillata un'educazione distorta sull'affettività e la sessualità". 

Al De Angelis, entrato in seminario a 10 anni dicevano che "la donna era la tentazione del demonio e che era peccato grave baciarsi tra uomini e donne, ma non tra uomini".  L'ex parroco ha scritto   anche di aver subito un tentativo di abuso da parte del rettore del suo seminario.

La gerarchia della Chiesa è rimasta sorda agli appelli di cambiamento delle varie organizzazioni, nazionali e internazionali, che rappresentano nel mondo 120 mila sacerdoti sposati.

Per chi è interessato a questi temi, Stefania Rossini consiglia la lettura di un denso libro di denuncia dal titolo "L'amore ordinato" scritto da Giancarla Codrignani, ex parlamentare della sinistra indipendente, presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare),  saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarietà e per la pace. Con la forza dello sguardo laico nel discutere il grande tema ecclesiale del celibato ecclesiale, il libro "rimanda con misura a storie d'amore vietate eppure frequentissime di religiosi che scoprono la sessualità con una donna". L'autrice ha la "delicatezza di raccontare anche l'altra faccia della vicenda: l'ingiusto smarrimento di donne innamorate, spesso abbandonate per viltà, qualche volta sposate con coraggio, ma comunque considerate peccatrici per aver portato via un uomo a Dio".

San Paolo prescriveva per le donne silenzio e velo in testa... Ma oggi, anche se possiamo vedere giovani ragazze leggere, accanto all'altare, i brani liturgici, senza alcun velo, e papa Wojtyla abbia parlato del "genio femminile",  permangono ancora ritardi che si seguitano a lamentare.   Più in là non si è andato. Niente "ordini sacri, e che la donna stesse al posto suo che, nonostante tutto, restava ancora di soggezione all'imperante patriarcato di una chiesa tuttora maschilista. E, finché vige la norma del celibato ecclesiastico e il quasi dogma dell'esclusione femminile dall'ordinazione sacerdotale - due fatti diversi ma pur tra loro correlati - la chiesa non può essere diversa. Perciò il superamento di questi due scogli va molto al di là di una rivendicazione femminile e di una liberalizzazione maschile - entrambi pur sacrosanti e necessari - per giungere alla configurazione di una chiesa altra e diversa, meno legata a condizionamenti storici e più fedele alle origini" (Adriana Zarri).

L'agenzia Adista (cf. 33237 - ADISTA) ha curato una scheda del libro. L'articolo pone precise domande a partire dal testo:

«Che ne è, oggi, dell’"amore ordinato", e cioè quello che un prete (o un religioso) costruisce con una donna, stabilendo con lei una piena relazione affettiva? Che ne è di questo amore, spesso "indicibile", vissuto nell’angoscia, nella sofferenza e anche nella paura? E che ne è della donna, laica o religiosa, implicata in un cammino che poi, magari, lui, non vuole più compiere? E perché la Chiesa cattolica latina, a livello gerarchico, insiste tuttavia nel mantenere di fatto indissolubile celibato e sacerdozio (con la eccezione dei pastori anglicani che si fanno cattolici, e poi preti, pur essendo sposati)? Domande vere su problemi veri, anche se solitamente sottaciuti, quelli che si pone Giancarla Codrignani ne L’amore ordinato...».
L’Autrice  «lascia sullo sfondo la cronaca, che ogni tanto, con toni scandalistici, arriva sulle prime pagine dei giornali, informandoci magari che "Don Tizio, innamorato, è fuggito con una sua parrocchiana".

Essa, invece, accenna solo, con flash, ad alcune storie concrete, ma per arrivare subito alle domande di fondo: perché la legge del celibato sacerdotale, e perché – in stretta connessione – l’esclusione della donna dall’altare?

"Se Gesù fosse stato femmina - scrive la Codrignani - nessuno avrebbe inteso come segno di potere l’agire in persona Christi [così, dice la teologia cattolica, agisce il prete quando celebra i sacramenti, ndr] o avrebbe pensato di fare del sacerdozio il sacramento che sovrintende, di fatto, all’esistenza di tutti gli altri.

Da molti decenni, almeno dopo il Concilio Vaticano II e l’accoglimento dei metodi democratici, neppure molti uomini e molti preti apprezzano i segni del potere nel cuore della religione. Anche se - escludendo i pochi che contestano la conformità del principio sessista con l’interpretazione della Scrittura – il privilegio del "dir messa", appare violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego. Il problema sostanziale, dunque, per un’emancipazione cristiana dei ministeri, si riduce al fatto che la presidenza dell’eucaristia sia vietata al genere che per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato dell’annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza. Come mai chi, in persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola l’incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o la paura della propria carne e dell’altrui corpo, superandone il fastidio solo se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come privilegio di genere?".

Un sacerdozio reso casta, e un celibato imposto per legge ai preti latini - aggiunge la Codrignani - pone problemi teologici e pastorali che invano le istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare; e una riflessione approfondita su che cosa significhi amare Dio nell’esperienza dell’amore umano, conclude l’Autrice, metterebbe in luce come le normative vigenti, e l’impianto ideologico che le sostiene, siano carenti di motivazioni credibili».

postato da: giuser alle ore febbraio 20, 2006 05:20 | link | commenti
categorie: vaticano, donne, news, lettere, chiesa, fede, diritti, teologia, disagio, sacerdoti, celibato, preti, sposati, ex-preti, spretati
giovedì, 16 febbraio 2006

gli sposi sono i protagonisti di una missione di amore nel mondo e nella chiesa: escluse le famiglie dei sacerdoti sposati!

 Il 14 febbraio 2006, nel giorno della festa di San Valentino, patrono degli innamorati,  a Terni è stato presentato  il nuovo Sussidio pastorale elaborato dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), dal titolo “Celebrare il mistero grande dell’amore”.
Si tratta di un “vademecum”, preparato dall’Ufficio liturgico nazionale, dall’Ufficio catechistico nazionale, dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, al fine di valorizzare gli sposi ed il matrimonio inteso come progetto d’amore, che non è solo destinatario del messaggio cristiano bensì realizzazione del progetto di salvezza e protagonista della missione.
Secondo il Sussidio della CEI “le dinamiche che a livello antropologico conducono l'uomo e la donna a formare una coppia e a costruire un progetto di vita familiare sono la trama profonda attraverso cui Dio tesse l'alleanza sponsale con l'umanità”.
Facendo riferimento alla prima Enciclica di Benedetto XVI, “Deus Caritas Est” i Vescovi italiani ribadiscono che “il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l'icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell'amore umano” (fonte zenit.org ZI06021511).
L'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha commentato la pubblicazione del sussidio della Conferenza Episcopale Italiana con una dichiarazione del fondatore, don Giuseppe Serrone, che ha affermato: "La Cei dal punto di vista teologico-pastorale ha elaborato un profondissimo principio sul matrimonio come progetto d'amore realizzazione del progetto di salvezza di Dio e protagonista della missione, ma è ancora lontana dal difendere il valore del sacramento matrimoniale per tutti i fedeli, ad esempio i sacerdoti  sposati, che hanno regolarizzato la loro posizione con il matrimonio religioso, vengono ancora esclusi, da quasi tutti gli Ordinari del luogo italiani (Vescovi membri della Cei!) da tanti ministeri e in molti casi, come il mio (sono stato già due volte sospeso dalle supplenze di religione in due scuole della diocesi di Viterbo e di Palermo) sono ancora discriminati nella ricerca di un inserimento nelle comunità cristiane e nel mondo del lavoro.

postato da: giuser alle ore febbraio 16, 2006 13:54 | link | commenti
categorie: vaticano, news, chiesa, teologia, celibato